Secondo il recente rapporto della World Meteorological Organization (WMO), intitolato “Global Annual to Decadal Climate Update 2025-2029”, il clima globale è destinato a diventare ancora più caldo nei prossimi cinque anni, proseguendo una tendenza ormai ben consolidata.

Temperature globali: livelli record e soglie critiche

Nel periodo 2025-2029, le temperature medie globali annue si manterranno su livelli da record o prossimi a essi, ben oltre le medie registrate negli ultimi 60 anni. Per ciascun anno di questo quinquennio, la temperatura media globale vicino alla superficie terrestre sarà compresa tra 1,2°C e 1,9°C sopra i livelli preindustriali (1850-1900), con un intervallo di confidenza del 90% (ossia una probabilità del 90% che il valore reale ricada effettivamente all’interno di questo intervallo).

La probabilità che almeno uno degli anni superi la soglia critica di +1,5°C è oggi pari all’86%, mentre la possibilità che l’intero quinquennio abbia una media superiore a tale soglia è del 70%. È importante ricordare che il limite dei 1,5°C indicato dall’Accordo di Parigi si riferisce a una media di lungo periodo, generalmente calcolata su 20 anni. Tuttavia, episodi di superamento temporaneo di questa soglia sono attesi sempre più spesso, man mano che la temperatura globale si avvicina a tale livello.

Inoltre, anche se remota, esiste una probabilità dell’1% che almeno uno degli anni tra il 2025 e il 2029 superi i +2°C rispetto ai livelli preindustriali. L’anno 2024 è stato finora il più caldo mai registrato, ma c’è l’80% di probabilità che venga superato entro il 2029. E non solo: la probabilità che la media del quinquennio 2025-2029 risulti più alta di quella dei cinque anni precedenti è dell’89%.

Queste previsioni godono di elevata affidabilità, grazie all’uso di retro-previsioni (hindcasts) che hanno dimostrato grande precisione su tutti gli indicatori analizzati.

Per il 2024, la stima del riscaldamento globale varia tra 1,34°C e 1,41°C a seconda del metodo impiegato. Il range di confidenza al 90% per il riscaldamento di origine antropica è compreso tra 1,1°C e 1,7°C. Uno degli approcci più aggiornati combina i dati osservati degli ultimi 10 anni con le proiezioni dei prossimi 10, fornendo così una media ventennale. Sostituendo le proiezioni con le previsioni decennali contenute nel rapporto, si ottiene una stima di +1,44°C sopra la media 1850-1900, con un intervallo di confidenza tra 1,22°C e 1,54°C.

La WMO e la comunità scientifica internazionale stanno lavorando per rendere più tempestivo il monitoraggio del riscaldamento globale, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Tendenze regionali: cosa ci aspetta nelle stagioni estese

Il rapporto esamina anche l’andamento climatico medio previsto per due periodi cruciali: maggio-settembre e novembre-marzo.

Nel periodo maggio-settembre 2025-2029, le temperature saranno con ogni probabilità superiori alla media 1991-2020 in quasi tutte le regioni del pianeta. Il riscaldamento sarà particolarmente marcato sulle terre emerse dell’emisfero nord. In questo caso, l’accuratezza delle previsioni è molto alta, e la fiducia nei dati altrettanto elevata.

Durante la stessa stagione, si prevede una pressione atmosferica al livello del mare più bassa del normale nel bacino del Mediterraneo e nei Paesi circostanti, mentre risulterà più alta nel Pacifico meridionale e nelle medie latitudini oceaniche dell’emisfero sud. Le previsioni in queste aree, tuttavia, sono meno affidabili (accuratezza da bassa a media).

Nel periodo novembre-marzo 2025/26–2029/30, si prevede un riscaldamento diffuso, con temperature più alte sulla terraferma rispetto agli oceani. Particolarmente allarmante è la situazione dell’Artico (oltre i 60°N), dove l’anomalia prevista è di +2,4°C sopra la media 1991-2020, ovvero oltre tre volte e mezzo l’anomalia media globale.

Una zona di incertezza riguarda la regione subpolare dell’Atlantico nord-orientale, il cosiddetto “buco freddo” (warming hole), che potrebbe essere collegato a un indebolimento della circolazione oceanica AMOC e a variazioni nei venti. In quest’area, i modelli non concordano, ma l’affidabilità delle previsioni è da media ad alta nella maggior parte delle regioni, con qualche eccezione nel Pacifico settentrionale, in alcune aree dell’Asia, in Australia e nell’Oceano Meridionale.

Durante questo periodo invernale, si prevede anche una pressione più alta del normale nel Pacifico tropicale centro-occidentale e più bassa nell’Artico. Nel Nord Atlantico è attesa un’anomalia positiva, che potrebbe favorire una fase positiva dell’Oscillazione Nord Atlantica (NAO). Si tratta dell’andamento di circolazione atmosferica localizzato nell’Oceano Atlantico settentrionale e caratterizzato dalla fluttuazione ciclica (oscillazione) della differenza di pressione al livello del mare tra l’Islanda e le Azzorre.

La fiducia in questa previsione è però limitata, a causa della bassa accuratezza nei modelli.

Infine, le previsioni sulle precipitazioni per i prossimi cinque inverni indicano un aumento delle piogge alle alte latitudini dell’emisfero nord, mentre i tropici e le regioni subtropicali dell’emisfero sud risulteranno in generale più secchi. Questo schema è coerente con le attese per un clima in riscaldamento. L’accuratezza delle previsioni è moderata su vaste aree dell’Eurasia settentrionale, della Groenlandia e dell’Arcipelago Artico canadese, con un livello di fiducia da basso a medio in queste zone.

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