In una lettera aperta indirizzata ai ministri dei Paesi nordici, 44 scienziati da tutto il mondo hanno lanciato l’allarme: il sistema di correnti oceaniche dell’Atlantico, noto come Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC), è a rischio di collasso, con conseguenze irreversibili per il clima globale.

Questo complesso sistema di correnti, che trasporta calore dai tropici verso l’Europa e il Nord America, è vitale per il mantenimento del clima temperato in queste regioni. Il suo cedimento potrebbe portare a sconvolgimenti climatici su scala globale.

Un rischio sottovalutato

Secondo i firmatari della lettera, recenti studi indicano che il rischio di collasso della AMOC è stato finora sottovalutato e che la possibilità di raggiungere un “punto di non ritorno” è molto più concreta di quanto ritenuto in precedenza.

Il rapporto dell’IPCC aveva stimato con “media fiducia” che il collasso non si sarebbe verificato prima del 2100; tuttavia, studi più recenti suggeriscono che questo scenario potrebbe diventare realtà già nei prossimi decenni.

Quali sono le conseguenze? Gli impatti sarebbero drammatici, senza giri di parole:

  • Raffreddamento intenso nel Nord Europa: l’anomalia termica già visibile nel “blob freddo” del Nord Atlantico – un’area di acque insolitamente fredde – segnala un calo del trasporto di calore verso l’Europa, con il rischio di inverni molto più rigidi e lunghi per le regioni nordiche.
  • Alterazioni nei modelli di precipitazione globali: un collasso della AMOC porterebbe a un drammatico spostamento delle fasce tropicali di pioggia verso sud, causando siccità in alcune aree e piogge eccessive in altre, destabilizzando la sicurezza alimentare mondiale.
  • Innalzamento del livello del mare: lungo la costa atlantica americana, si prevede un aumento del livello del mare di circa 50 cm, aggravando il rischio di inondazioni nelle regioni costiere vulnerabili.
  • Impatto sull’assorbimento di CO₂: la AMOC svolge anche un ruolo fondamentale nell’assorbimento dell’anidride carbonica atmosferica. Attraverso il trasporto di acque verso le profondità oceaniche, contribuisce a ridurre la concentrazione di CO₂. Un collasso della circolazione porterebbe a una riduzione di questa capacità, accelerando il riscaldamento globale e aumentando l’effetto serra.

Quando?

La scienza non sa prevedere con esattezza il punto di non ritorno, anche a causa della complessità e delle incertezze dei modelli climatici. Fino a pochi anni fa, si stimava che il rischio di collasso dell’AMOC entro il secolo fosse inferiore al 10%. Tuttavia, nuove ricerche hanno riconsiderato queste stime, indicando che il collasso potrebbe avvenire già nei prossimi decenni. Stefan Rahmstorf e altri esperti stimano ora che la probabilità si avvicini al 50%. Di fronte a questa incertezza, è necessario un monitoraggio costante e accurato, che viene effettuato quotidianamente con reti di sensori nell’Atlantico per misurare il flusso dell’AMOC e individuare i primi segnali di un possibile cedimento.

Il rischio di superare il punto di non ritorno per l’AMOC è uno degli allarmi più seri lanciati dalla scienza del clima. La situazione, pur critica, non è ancora irreversibile: ridurre rapidamente le emissioni di gas serra potrebbe evitare il collasso dell’AMOC e preservare l’equilibrio climatico globale.

Servono azioni concrete

Gli scienziati sollecitano i leader nordici ad affrontare seriamente questo rischio, proponendo due interventi prioritari:

  • Valutare formalmente il rischio di collasso dell’AMOC per i Paesi nordici;
  • Promuovere una riduzione drastica delle emissioni di gas serra a livello internazionale, rispettando l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale sotto 1,5°C, come stabilito dall’Accordo di Parigi.

La lettera è un chiaro appello alla politica globale: ignorare questi segnali potrebbe significare affrontare cambiamenti climatici estremi che potrebbero minacciare la stabilità e la sicurezza delle popolazioni di tutto il mondo.

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