Le differenze tra le emissioni di carbonio di una persona comune e quelle dei super-ricchi sono a dir poco sbalorditive. Elon Musk e Jeff Bezos, ad esempio, emettono in soli 90 minuti la stessa quantità di CO2 che un cittadino medio produce nell’intero arco della sua vita.

Solo i due jet privati di Musk generano ogni anno 5.497 tonnellate di CO2, pari a circa 15 tonnellate al giorno, equivalenti alle emissioni totali di 11 persone nell’arco della loro esistenza.

La situazione è rappresentativa di un problema più ampio: i super-ricchi del mondo stanno rapidamente consumando le risorse del pianeta, con uno stile di vita non sostenibile e che contribuisce pesantemente allo sviluppo di una crisi climatica irreversibile.

Secondo il rapporto di Oxfam “Carbon Inequality Kills“, il 10% dei più ricchi in tutta la popolazione mondiale è responsabile di metà delle emissioni globali, mentre l’1% ne produce il 16%.

Mentre noi cerchiamo di adottare abitudini sostenibili, il consumo smodato di una piccola élite sta portando il mondo verso il collasso.

L’IPCC sostiene che, per mantenere l’aumento delle temperature sotto 1,5°C, le emissioni globali devono dimezzarsi entro il 2030 e azzerarsi entro il 2050. Per perseguire questo obiettivo, le emissioni dell’1% dei super ricchi dovrebbero diminuire del 97% entro il 2030, ma le tendenze attuali prevedono una riduzione del solo 5%.

Le abitudini di trasporto dei facoltosi sono tra i principali problemi. Le emissioni annuali dei jet privati di 23 miliardari equivalgono a quelle che una persona media produrrebbe in 2.000 anni. E non è tutto: i superyacht, tra i mezzi più inquinanti, hanno un’impronta di carbonio media di 5.672 tonnellate all’anno, più del triplo rispetto alle emissioni dei jet privati.

Un altro fattore decisivo sono gli investimenti dei miliardari. Le emissioni generate dal loro business, spesso in settori come il petrolio e l’estrazione mineraria, superano di 340 volte quelle prodotte dai loro jet e superyacht combinati. Il problema non è quindi solo il consumo diretto, ma anche come e dove si investe il denaro, portare avanti modelli economici inquinanti e che favoriscono il riscaldamento globale.

Gli effetti di queste emissioni sproporzionate sono già tangibili e devastanti. Le emissioni di consumo dell’1% dei più ricchi tra il 1990 e il 2019 hanno causato perdite economiche globali di 2,9 trilioni di dollari e potrebbero salire a 52,6 trilioni di dollari entro il 2050. Le emissioni di questa élite hanno contribuito alla perdita di raccolti che avrebbero potuto nutrire 48,2 milioni di persone ogni anno tra il 1990 e il 2023.

I Paesi più vulnerabili, che affrontano già risorse limitate e alto indebitamento, sono tra i più colpiti dagli effetti della crisi climatica alimentata dalle emissioni dei super-ricchi. Oxfam stima che il danno economico accumulato dai Paesi a basso e medio reddito tra il 1990 e il 2023 sia circa tre volte superiore al totale dei finanziamenti per il clima ricevuti dai Paesi sviluppati.

Cosa fare?

È il momento di passare dalle parole ai fatti. Oltre a impegnarsi seriamente per limitare il riscaldamento a 1,5°C, è necessario introdurre misure fiscali che disincentivino i consumi eccessivi dei super-ricchi.

Come tassare i super ricchi per frenare i loro consumi? Una tassa progressiva sul reddito e sul patrimonio potrebbe essere una soluzione, come proposto da Oxfam per ridurre le emissioni. Che cosa accadrebbe, ad esempio, se fossero tassati molto di più i jet privati o i beni di super lusso? Fantascienza? Probabile.

Il messaggio è chiaro: il progresso non può andare di pari passo con l’accumulo di ricchezza da parte di pochi, soprattutto quando questo avviene a scapito del pianeta e della maggioranza della popolazione. È ora che i più ricchi contribuiscano in modo decisivo a costruire un futuro sostenibile per tutti.

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